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Per capire Marina di Ragusa bisogna partire da Mazzarelli. Non dai resort, non dal Lungomare, non dai locali notturni — ma da quel pugno di case basse affacciate sul porto vecchio dove tutto è cominciato. Mazzarelli non è un monumento, non è un museo: è la memoria vivente di un luogo, il punto in cui la storia smette di essere un racconto e diventa pietra, sale e odore di reti. ## Le origini antiche: prima di Mazzarelli La costa iblea è abitata da millenni. A pochi chilometri a ovest di Marina di Ragusa sorgeva **Kamarina** (Καμάρινα), una delle più importanti colonie greche della Sicilia meridionale, fondata nel **598 a.C.** da coloni siracusani. Per quasi tre secoli, Kamarina fu un centro fiorente: porto commerciale, produttrice di grano e ceramiche, protagonista delle guerre tra le poleis siceliote. Kamarina fu distrutta e ricostruita più volte — dai Cartaginesi, dai Romani — finché nel **258 a.C.** i Romani la rasero al suolo definitivamente durante la Prima Guerra Punica. I suoi resti giacciono oggi presso la foce del fiume Ippari, nel territorio di Santa Croce Camerina, e sono visitabili nel **Museo Archeologico Regionale di Kamarina**. Ma la lezione di Kamarina è importante: questa costa non è mai stata un margine. È stata, fin dall'antichità, un crocevia di commerci, culture e popoli. I Greci, i Cartaginesi, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni: tutti hanno lasciato tracce su queste rive. E quando Kamarina cadde, la vita lungo la costa non si spense — si trasformò. ## La nascita del borgo: i primi pescatori Le origini del nucleo abitato che oggi conosciamo come Marina di Ragusa sono avvolte in quella penombra documentale tipica dei piccoli insediamenti costieri siciliani. Non esistono atti di fondazione, non ci sono date scolpite nella pietra. C'è invece una storia che si ricostruisce per frammenti: una torre di avvistamento, qualche casupola di pescatori, una chiesa dedicata alla Madonna. Il nome **Mazzarelli** — o *Mazzarelli*, come appare in alcune carte storiche — ha un'etimologia discussa. La tesi più accreditata lo fa derivare da **"mazzara"**, termine di origine araba (*marsa* o *marsà*) che indica un approdo, un piccolo porto naturale. Non è un caso: la stessa radice si ritrova in Mazara del Vallo, Mazzarino e in decine di toponimi costieri siciliani. Mazzarelli sarebbe dunque il **"piccolo approdo"**, il luogo dove le barche trovavano riparo dalle correnti del Canale di Sicilia. Altra ipotesi, forse meno probabile ma suggestiva, collega il nome a **"mazza"**, lo strumento usato dai pescatori per stordire il pesce. In entrambi i casi, l'etimo racconta una verità: Mazzarelli è nato dal mare e per il mare. I primi insediamenti stabili risalgono probabilmente al **XV-XVI secolo**, quando piccoli nuclei di pescatori cominciarono a stabilirsi presso l'insenatura naturale che oggi ospita il porto turistico. Le abitazioni erano essenziali: muri in pietra calcarea locale, tetti a volta (*dammuso*), un unico ambiente dove si viveva, si dormiva e si conservavano le attrezzature da pesca. ## Il terremoto del 1693 e la rinascita L'**11 gennaio 1693**, un terremoto catastrofico — uno dei più devastanti nella storia europea — colpì l'intera Sicilia orientale. Con una magnitudo stimata di 7.4, il sisma rase al suolo oltre 70 città e villaggi, uccidendo circa 60.000 persone. La costa ragusana fu colpita duramente. Ragusa Superiore fu quasi completamente distrutta, e la popolazione si divise: una parte ricostruì sulla collina originaria (Ragusa Superiore), un'altra fondò un nuovo insediamento nella valle sottostante, dando vita a quella che sarebbe diventata **Ragusa Ibla** — il capolavoro barocco che oggi conosciamo. Mazzarelli, essendo un insediamento basso e costiero, subì danni ma non la distruzione totale delle città collinari. La ricostruzione fu lenta e silenziosa, lontana dai grandi cantieri barocchi dell'entroterra. Mentre a Ragusa Ibla, Modica, Scicli e Noto sorgevano chiese monumentali e palazzi nobiliari, a Mazzarelli i pescatori ricostruivano le loro case con la stessa pietra calcarea, con la stessa umiltà, con lo stesso orientamento verso il mare. È questo contrasto a rendere unico il rapporto tra Marina e il suo entroterra: il barocco trionfante delle città collinari e il minimalismo funzionale del borgo di pescatori sulla costa. Due Sicilie in trenta chilometri. ## La vita dei pescatori: rituali e saperi Fino alla metà del Novecento, Mazzarelli viveva secondo ritmi scanditi dal mare e dalle stagioni. La pesca era l'unica economia, e ogni famiglia aveva il proprio ruolo nell'ecosistema del borgo. ### Le tecniche di pesca I pescatori di Mazzarelli praticavano diverse tecniche, ciascuna legata a specie e stagioni specifiche: - **La lampara**: la pesca notturna con lampade a petrolio (poi elettriche) che attiravano il pesce azzurro — sardine, acciughe, sgombri — verso le reti. Le barche uscivano al tramonto e rientravano all'alba, e il porto al mattino era un teatro di voci, ceste e contrattazioni. - **Il cianciolo** (*cianciòlu*): una grande rete da circuizione calata attorno ai banchi di pesce avvistati dalla barca. Richiedeva coordinamento perfetto tra più uomini e una conoscenza intima delle correnti. - **I palangari**: lunghe lenze con centinaia di ami, calate sul fondo per catturare cernie, dentici, pagelli. I palangari venivano preparati a terra dalle donne e dai bambini, un lavoro paziente di ore. - **Le nasse**: trappole in vimini o giunco per polpi, seppie e aragoste, calate in punti precisi che ogni pescatore custodiva gelosamente. ### Il mercato del pesce Il cuore economico di Mazzarelli era il mercato del pesce all'alba. I pescatori, rientrati dalla nottata di pesca, scaricavano il pescato direttamente sulle banchine. Le massaie dei dintorni — non solo di Marina, ma anche dai paesi dell'entroterra — scendevano a comprare il pesce fresco. Il prezzo si contrattava a voce, senza bilance: si vendeva "a occhio", e la fiducia era la moneta più importante. Questa tradizione sopravvive ancora oggi, in forma ridotta, nel **mercato ittico** del porto: chi arriva presto la mattina può ancora comprare il pesce direttamente dai pescatori, come si faceva cent'anni fa. ### Le donne di Mazzarelli Nella storia del borgo, le donne hanno avuto un ruolo fondamentale e spesso sottovalutato. Mentre gli uomini erano in mare, le donne gestivano tutto il resto: la preparazione delle reti e dei palangari, la vendita del pesce, la conservazione sotto sale, la cura dei figli e della casa. Le **"salatrice"** — le donne che salavano le acciughe e le sardine — erano figure centrali nell'economia del borgo. Il pesce salato veniva venduto nei mercati dell'entroterra e costituiva una fonte di reddito essenziale nei mesi invernali, quando il mare era troppo mosso per uscire. ## La trasformazione: dal borgo al lido La metamorfosi di Mazzarelli da borgo di pescatori a località balneare è una storia che si dipana nell'arco di un secolo, con un'accelerazione drammatica nel dopoguerra. ### I pionieri della villeggiatura (1920-1940) I primi a scoprire il potenziale balneare di Marina furono le famiglie nobili e borghesi di Ragusa. Negli anni Venti e Trenta del Novecento, alcune famiglie dell'aristocrazia ragusana — tra cui i conti **Ferruzza-Ferreri** — cominciarono a costruire ville estive lungo la costa, a debita distanza dal borgo dei pescatori. Fu l'inizio di una coesistenza che avrebbe segnato l'identità di Marina: da un lato il borgo antico con i suoi ritmi, dall'altro le villette dei "signori" con i loro riti di villeggiatura. La **Piazza Duca degli Abruzzi**, l'attuale piazza centrale di Marina, fu concepita in questo periodo come punto di incontro tra i due mondi. Il suo disegno — aperto verso il mare, con la chiesa al centro — riflette la volontà di creare uno spazio civico che non fosse più solo dei pescatori, ma di tutta la comunità. ### Le colonie estive e il dopoguerra (1945-1970) Nel dopoguerra, Marina di Ragusa conobbe una nuova fase. Le **colonie estive** — strutture gestite da enti pubblici e religiosi per le vacanze dei bambini delle famiglie meno abbienti — portarono per la prima volta un flusso organizzato di visitatori. Per molti ragusani della generazione del dopoguerra, Marina era il luogo della scoperta del mare: il primo bagno, il primo gelato sul lungomare, la prima serata estiva. Contemporaneamente, la costruzione della **strada litoranea** e il miglioramento dei collegamenti con Ragusa resero Marina più accessibile. Le prime pensioni e i primi stabilimenti balneari apparvero lungo la costa, trasformando gradualmente l'economia locale dalla pesca al turismo. ### Il boom (1970-2000) Gli anni Settanta segnano il punto di svolta. La motorizzazione di massa, il miglioramento delle infrastrutture stradali e la crescita economica del Mezzogiorno portano a Marina un afflusso senza precedenti. I terreni agricoli e incolti alle spalle del borgo vengono lottizzati e costruiti. Sorgono palazzine, villette a schiera, complessi residenziali. Il Lungomare Andrea Doria viene ridisegnato e ampliato. Nuovi lidi attrezzati si affacciano sulla spiaggia. In trent'anni, la popolazione estiva di Marina passa da qualche centinaio a decine di migliaia di persone. È una trasformazione tumultuosa, non sempre ordinata, ma che porta anche prosperità e servizi. I pescatori di Mazzarelli, molti dei quali avevano ereditato terreni costieri di scarso valore, si ritrovano improvvisamente proprietari di suoli edificabili. Alcuni vendono e si ritirano. Altri investono, aprono ristoranti e pensioni. La pesca, da economia primaria, diventa attività residuale — ma non scompare. ## Mazzarelli oggi: cosa resta, cosa vive Chi visita Mazzarelli oggi trova un quartiere che porta i segni di tutte le sue età. Le case dei pescatori — quelle che sopravvivono — sono riconoscibili per le dimensioni ridotte, i muri in pietra a vista o intonacati di bianco, le porte basse, i cortiletti interni dove un tempo si stendevano le reti. ### Un itinerario a piedi Partendo dal **porto turistico**, si risale verso il cuore del borgo lungo vicoli che conservano ancora la pavimentazione originale in lastre di pietra calcarea. Ecco i punti salienti: 1. **Il porto vecchio**: dove attraccano ancora le barche dei pescatori rimasti. Al mattino presto, è possibile assistere al rientro delle barche e comprare il pesce fresco. 2. **Via Mazzarelli**: la via principale del borgo antico, stretta e irregolare, fiancheggiata da case basse con architravi in pietra. 3. **La Chiesa di Santa Maria di Portosalvo**: la chiesa dei pescatori, costruita nel XVIII secolo, dedicata alla protettrice dei naviganti. La facciata è semplice, quasi austera — come il popolo che l'ha edificata. 4. **Piazza Duca degli Abruzzi**: il punto dove il borgo antico incontra la Marina moderna. D'estate, la piazza ospita eventi, concerti e il mercatino serale. 5. **Il Lungomare Andrea Doria**: la passeggiata che corre lungo tutta la spiaggia, punto di incontro della vita sociale di Marina. ### Le tradizioni che sopravvivono Mazzarelli non è un museo a cielo aperto, non è stato "recuperato" o "valorizzato" nel senso turistico del termine. È un quartiere vivo, dove la gente abita e lavora. Ma alcune tradizioni resistono: - **La processione a mare**: ogni anno, in estate, la statua della Madonna viene portata in processione fino al porto e issata su una barca per una benedizione del mare. È il momento in cui Mazzarelli torna ad essere, per un giorno, il centro di Marina. - **La cucina dei pescatori**: nei ristoranti più autentici del porto si possono ancora trovare piatti che vengono direttamente dalla tradizione di Mazzarelli. Il **pesce alla ghiotta** (con pomodoro, capperi e olive), le **sarde a beccafico**, la **zuppa di pesce** con il pane raffermo — ricette tramandate dalle famiglie di pescatori. - **La riparazione delle reti**: sulle banchine del porto, al mattino, non è raro vedere pescatori che rammendano le reti con gli stessi gesti e gli stessi nodi di sempre. È uno spettacolo ipnotico, che vale la pena fermarsi a guardare. ## Mazzarelli e il futuro Il borgo è a un bivio. Da un lato, la pressione immobiliare e turistica rischia di cancellare le ultime tracce dell'insediamento originario: case ristrutturate in stile "moderno", affittacamere dove c'erano abitazioni di pescatori, parcheggi dove c'erano orti. Dall'altro, una crescente consapevolezza — tra residenti e amministratori — del valore storico e identitario di Mazzarelli potrebbe portare a interventi di tutela e recupero. Quello che è certo è che Mazzarelli non può essere ridotto a un'attrazione turistica. È il luogo dove Marina di Ragusa ha le sue radici, il punto da cui è partito tutto. Preservarlo non significa imbalsamarlo, ma riconoscere che la storia di un luogo non è un optional: è ciò che lo rende unico. --- > *A Mazzarelli, il tempo non si è fermato — si è stratificato. Ogni muro porta la traccia di una generazione. Ogni vicolo racconta una storia di mare, fatica e appartenenza. Bisogna solo avere la pazienza di ascoltare.*

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Per capire Marina di Ragusa bisogna partire da Mazzarelli. Non dai resort, non dal Lungomare, non dai locali notturni — ma da quel pugno di case basse affacciate sul porto vecchio dove tutto è cominciato. Mazzarelli non è un monumento, non è un museo: è la memoria vivente di un luogo, il punto in cui la storia smette di essere un racconto e diventa pietra, sale e odore di reti. ## Le origini antiche: prima di Mazzarelli La costa iblea è abitata da millenni. A pochi chilometri a ovest di Marina di Ragusa sorgeva **Kamarina** (Καμάρινα), una delle più importanti colonie greche della Sicilia meridionale, fondata nel **598 a.C.** da coloni siracusani. Per quasi tre secoli, Kamarina fu un centro fiorente: porto commerciale, produttrice di grano e ceramiche, protagonista delle guerre tra le poleis siceliote. Kamarina fu distrutta e ricostruita più volte — dai Cartaginesi, dai Romani — finché nel **258 a.C.** i Romani la rasero al suolo definitivamente durante la Prima Guerra Punica. I suoi resti giacciono oggi presso la foce del fiume Ippari, nel territorio di Santa Croce Camerina, e sono visitabili nel **Museo Archeologico Regionale di Kamarina**. Ma la lezione di Kamarina è importante: questa costa non è mai stata un margine. È stata, fin dall'antichità, un crocevia di commerci, culture e popoli. I Greci, i Cartaginesi, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni: tutti hanno lasciato tracce su queste rive. E quando Kamarina cadde, la vita lungo la costa non si spense — si trasformò. ## La nascita del borgo: i primi pescatori Le origini del nucleo abitato che oggi conosciamo come Marina di Ragusa sono avvolte in quella penombra documentale tipica dei piccoli insediamenti costieri siciliani. Non esistono atti di fondazione, non ci sono date scolpite nella pietra. C'è invece una storia che si ricostruisce per frammenti: una torre di avvistamento, qualche casupola di pescatori, una chiesa dedicata alla Madonna. Il nome **Mazzarelli** — o *Mazzarelli*, come appare in alcune carte storiche — ha un'etimologia discussa. La tesi più accreditata lo fa derivare da **"mazzara"**, termine di origine araba (*marsa* o *marsà*) che indica un approdo, un piccolo porto naturale. Non è un caso: la stessa radice si ritrova in Mazara del Vallo, Mazzarino e in decine di toponimi costieri siciliani. Mazzarelli sarebbe dunque il **"piccolo approdo"**, il luogo dove le barche trovavano riparo dalle correnti del Canale di Sicilia. Altra ipotesi, forse meno probabile ma suggestiva, collega il nome a **"mazza"**, lo strumento usato dai pescatori per stordire il pesce. In entrambi i casi, l'etimo racconta una verità: Mazzarelli è nato dal mare e per il mare. I primi insediamenti stabili risalgono probabilmente al **XV-XVI secolo**, quando piccoli nuclei di pescatori cominciarono a stabilirsi presso l'insenatura naturale che oggi ospita il porto turistico. Le abitazioni erano essenziali: muri in pietra calcarea locale, tetti a volta (*dammuso*), un unico ambiente dove si viveva, si dormiva e si conservavano le attrezzature da pesca. ## Il terremoto del 1693 e la rinascita L'**11 gennaio 1693**, un terremoto catastrofico — uno dei più devastanti nella storia europea — colpì l'intera Sicilia orientale. Con una magnitudo stimata di 7.4, il sisma rase al suolo oltre 70 città e villaggi, uccidendo circa 60.000 persone. La costa ragusana fu colpita duramente. Ragusa Superiore fu quasi completamente distrutta, e la popolazione si divise: una parte ricostruì sulla collina originaria (Ragusa Superiore), un'altra fondò un nuovo insediamento nella valle sottostante, dando vita a quella che sarebbe diventata **Ragusa Ibla** — il capolavoro barocco che oggi conosciamo. Mazzarelli, essendo un insediamento basso e costiero, subì danni ma non la distruzione totale delle città collinari. La ricostruzione fu lenta e silenziosa, lontana dai grandi cantieri barocchi dell'entroterra. Mentre a Ragusa Ibla, Modica, Scicli e Noto sorgevano chiese monumentali e palazzi nobiliari, a Mazzarelli i pescatori ricostruivano le loro case con la stessa pietra calcarea, con la stessa umiltà, con lo stesso orientamento verso il mare. È questo contrasto a rendere unico il rapporto tra Marina e il suo entroterra: il barocco trionfante delle città collinari e il minimalismo funzionale del borgo di pescatori sulla costa. Due Sicilie in trenta chilometri. ## La vita dei pescatori: rituali e saperi Fino alla metà del Novecento, Mazzarelli viveva secondo ritmi scanditi dal mare e dalle stagioni. La pesca era l'unica economia, e ogni famiglia aveva il proprio ruolo nell'ecosistema del borgo. ### Le tecniche di pesca I pescatori di Mazzarelli praticavano diverse tecniche, ciascuna legata a specie e stagioni specifiche: - **La lampara**: la pesca notturna con lampade a petrolio (poi elettriche) che attiravano il pesce azzurro — sardine, acciughe, sgombri — verso le reti. Le barche uscivano al tramonto e rientravano all'alba, e il porto al mattino era un teatro di voci, ceste e contrattazioni. - **Il cianciolo** (*cianciòlu*): una grande rete da circuizione calata attorno ai banchi di pesce avvistati dalla barca. Richiedeva coordinamento perfetto tra più uomini e una conoscenza intima delle correnti. - **I palangari**: lunghe lenze con centinaia di ami, calate sul fondo per catturare cernie, dentici, pagelli. I palangari venivano preparati a terra dalle donne e dai bambini, un lavoro paziente di ore. - **Le nasse**: trappole in vimini o giunco per polpi, seppie e aragoste, calate in punti precisi che ogni pescatore custodiva gelosamente. ### Il mercato del pesce Il cuore economico di Mazzarelli era il mercato del pesce all'alba. I pescatori, rientrati dalla nottata di pesca, scaricavano il pescato direttamente sulle banchine. Le massaie dei dintorni — non solo di Marina, ma anche dai paesi dell'entroterra — scendevano a comprare il pesce fresco. Il prezzo si contrattava a voce, senza bilance: si vendeva "a occhio", e la fiducia era la moneta più importante. Questa tradizione sopravvive ancora oggi, in forma ridotta, nel **mercato ittico** del porto: chi arriva presto la mattina può ancora comprare il pesce direttamente dai pescatori, come si faceva cent'anni fa. ### Le donne di Mazzarelli Nella storia del borgo, le donne hanno avuto un ruolo fondamentale e spesso sottovalutato. Mentre gli uomini erano in mare, le donne gestivano tutto il resto: la preparazione delle reti e dei palangari, la vendita del pesce, la conservazione sotto sale, la cura dei figli e della casa. Le **"salatrice"** — le donne che salavano le acciughe e le sardine — erano figure centrali nell'economia del borgo. Il pesce salato veniva venduto nei mercati dell'entroterra e costituiva una fonte di reddito essenziale nei mesi invernali, quando il mare era troppo mosso per uscire. ## La trasformazione: dal borgo al lido La metamorfosi di Mazzarelli da borgo di pescatori a località balneare è una storia che si dipana nell'arco di un secolo, con un'accelerazione drammatica nel dopoguerra. ### I pionieri della villeggiatura (1920-1940) I primi a scoprire il potenziale balneare di Marina furono le famiglie nobili e borghesi di Ragusa. Negli anni Venti e Trenta del Novecento, alcune famiglie dell'aristocrazia ragusana — tra cui i conti **Ferruzza-Ferreri** — cominciarono a costruire ville estive lungo la costa, a debita distanza dal borgo dei pescatori. Fu l'inizio di una coesistenza che avrebbe segnato l'identità di Marina: da un lato il borgo antico con i suoi ritmi, dall'altro le villette dei "signori" con i loro riti di villeggiatura. La **Piazza Duca degli Abruzzi**, l'attuale piazza centrale di Marina, fu concepita in questo periodo come punto di incontro tra i due mondi. Il suo disegno — aperto verso il mare, con la chiesa al centro — riflette la volontà di creare uno spazio civico che non fosse più solo dei pescatori, ma di tutta la comunità. ### Le colonie estive e il dopoguerra (1945-1970) Nel dopoguerra, Marina di Ragusa conobbe una nuova fase. Le **colonie estive** — strutture gestite da enti pubblici e religiosi per le vacanze dei bambini delle famiglie meno abbienti — portarono per la prima volta un flusso organizzato di visitatori. Per molti ragusani della generazione del dopoguerra, Marina era il luogo della scoperta del mare: il primo bagno, il primo gelato sul lungomare, la prima serata estiva. Contemporaneamente, la costruzione della **strada litoranea** e il miglioramento dei collegamenti con Ragusa resero Marina più accessibile. Le prime pensioni e i primi stabilimenti balneari apparvero lungo la costa, trasformando gradualmente l'economia locale dalla pesca al turismo. ### Il boom (1970-2000) Gli anni Settanta segnano il punto di svolta. La motorizzazione di massa, il miglioramento delle infrastrutture stradali e la crescita economica del Mezzogiorno portano a Marina un afflusso senza precedenti. I terreni agricoli e incolti alle spalle del borgo vengono lottizzati e costruiti. Sorgono palazzine, villette a schiera, complessi residenziali. Il Lungomare Andrea Doria viene ridisegnato e ampliato. Nuovi lidi attrezzati si affacciano sulla spiaggia. In trent'anni, la popolazione estiva di Marina passa da qualche centinaio a decine di migliaia di persone. È una trasformazione tumultuosa, non sempre ordinata, ma che porta anche prosperità e servizi. I pescatori di Mazzarelli, molti dei quali avevano ereditato terreni costieri di scarso valore, si ritrovano improvvisamente proprietari di suoli edificabili. Alcuni vendono e si ritirano. Altri investono, aprono ristoranti e pensioni. La pesca, da economia primaria, diventa attività residuale — ma non scompare. ## Mazzarelli oggi: cosa resta, cosa vive Chi visita Mazzarelli oggi trova un quartiere che porta i segni di tutte le sue età. Le case dei pescatori — quelle che sopravvivono — sono riconoscibili per le dimensioni ridotte, i muri in pietra a vista o intonacati di bianco, le porte basse, i cortiletti interni dove un tempo si stendevano le reti. ### Un itinerario a piedi Partendo dal **porto turistico**, si risale verso il cuore del borgo lungo vicoli che conservano ancora la pavimentazione originale in lastre di pietra calcarea. Ecco i punti salienti: 1. **Il porto vecchio**: dove attraccano ancora le barche dei pescatori rimasti. Al mattino presto, è possibile assistere al rientro delle barche e comprare il pesce fresco. 2. **Via Mazzarelli**: la via principale del borgo antico, stretta e irregolare, fiancheggiata da case basse con architravi in pietra. 3. **La Chiesa di Santa Maria di Portosalvo**: la chiesa dei pescatori, costruita nel XVIII secolo, dedicata alla protettrice dei naviganti. La facciata è semplice, quasi austera — come il popolo che l'ha edificata. 4. **Piazza Duca degli Abruzzi**: il punto dove il borgo antico incontra la Marina moderna. D'estate, la piazza ospita eventi, concerti e il mercatino serale. 5. **Il Lungomare Andrea Doria**: la passeggiata che corre lungo tutta la spiaggia, punto di incontro della vita sociale di Marina. ### Le tradizioni che sopravvivono Mazzarelli non è un museo a cielo aperto, non è stato "recuperato" o "valorizzato" nel senso turistico del termine. È un quartiere vivo, dove la gente abita e lavora. Ma alcune tradizioni resistono: - **La processione a mare**: ogni anno, in estate, la statua della Madonna viene portata in processione fino al porto e issata su una barca per una benedizione del mare. È il momento in cui Mazzarelli torna ad essere, per un giorno, il centro di Marina. - **La cucina dei pescatori**: nei ristoranti più autentici del porto si possono ancora trovare piatti che vengono direttamente dalla tradizione di Mazzarelli. Il **pesce alla ghiotta** (con pomodoro, capperi e olive), le **sarde a beccafico**, la **zuppa di pesce** con il pane raffermo — ricette tramandate dalle famiglie di pescatori. - **La riparazione delle reti**: sulle banchine del porto, al mattino, non è raro vedere pescatori che rammendano le reti con gli stessi gesti e gli stessi nodi di sempre. È uno spettacolo ipnotico, che vale la pena fermarsi a guardare. ## Mazzarelli e il futuro Il borgo è a un bivio. Da un lato, la pressione immobiliare e turistica rischia di cancellare le ultime tracce dell'insediamento originario: case ristrutturate in stile "moderno", affittacamere dove c'erano abitazioni di pescatori, parcheggi dove c'erano orti. Dall'altro, una crescente consapevolezza — tra residenti e amministratori — del valore storico e identitario di Mazzarelli potrebbe portare a interventi di tutela e recupero. Quello che è certo è che Mazzarelli non può essere ridotto a un'attrazione turistica. È il luogo dove Marina di Ragusa ha le sue radici, il punto da cui è partito tutto. Preservarlo non significa imbalsamarlo, ma riconoscere che la storia di un luogo non è un optional: è ciò che lo rende unico. --- > *A Mazzarelli, il tempo non si è fermato — si è stratificato. Ogni muro porta la traccia di una generazione. Ogni vicolo racconta una storia di mare, fatica e appartenenza. Bisogna solo avere la pazienza di ascoltare.*